Baciamano: storia, nomi e significato del gioiello che unisce anello e bracciale

Baciamano: storia, nomi e significato del gioiello che unisce anello e bracciale

Federica Prone
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4 min di lettura

Quando scegli un gioiello per il suo significato, conta anche il gesto con cui lo indossi.

Il baciamano mi affascina per questo: parte dal polso, attraversa il dorso della mano e arriva al dito. Si muove insieme a una parte di noi che usiamo continuamente per creare, scegliere, toccare e dare forma alle nostre intenzioni.

È anche il motivo per cui ho voluto reinterpretarlo per Mystical Elements, il progetto che sto creando con Giorgia di Iatta Niura. Prima di raccontarti la nostra versione, però, voglio fare un passo indietro: che storia ha questo gioiello e perché lo chiamiamo così?

Un gioiello che veste la mano

Un baciamano unisce un bracciale a uno o più anelli. Tra i due può esserci una catenella sottile, una decorazione appoggiata sul dorso della mano oppure una struttura più elaborata che raggiunge diverse dita.

Non è semplicemente un anello abbinato a un bracciale: è il collegamento tra i due a definire la sua forma. Ed è una distinzione utile quando proviamo a ricostruirne la storia. Anelli e bracciali esistono da moltissimo tempo, ma la loro presenza, da sola, non ci dice quando sia nato un gioiello fatto come questo.

Le tracce tra Asia meridionale e Medio Oriente

Una delle forme più conosciute è l’haath phool, il “fiore della mano” della tradizione sudasiatica. Unisce il bracciale a uno o più anelli attraverso catenelle e decorazioni che si posano sul dorso. Nelle versioni più ricche, il disegno può aprirsi verso tutte le dita, proprio come un fiore.

L’haath phool è legato anche all’abbigliamento nuziale indiano. Nel corso del tempo, ornamenti di questo tipo sono stati associati alla bellezza, alla prosperità e all’identità culturale, oltre che alla ricchezza del lavoro orafo. Nella loro storia ricorrono le corti Mughal e Rajput, contesti in cui i gioielli potevano esprimere anche prestigio.

Forme che collegano polso e dita si incontrano anche in contesti mediorientali. Materiali e decorazioni cambiano, così come il valore attribuito al gioiello: personale, cerimoniale o legato allo status.

Non conosciamo però un unico luogo d’origine certo del baciamano. Riconoscere somiglianze tra questi ornamenti non significa dire che siano tutti lo stesso oggetto o che uno discenda direttamente dall’altro.

Il Bracelet Médée e la reinterpretazione occidentale

Una fondamentale pietra miliare nella reinterpretazione occidentale del gioiello è rappresentata dal Bracelet Médée, ideato nel 1899 dall’artista ceco Alphonse Mucha e realizzato dal maestro orafo parigino Georges Fouquet per l’attrice Sarah Bernhardt. Destinato alle scene teatrali della Medea e successivamente della Cleopatra, l’ornamento si componeva di un serpente in oro, smalto cloisonné, opali, rubini e diamanti che si avvolgeva attorno al polso e proiettava la testa del rettile sul dorso della mano, snodandosi fino a collegarsi a un anello. Questo manufatto rivoluzionò l’approccio strutturale dell’oreficeria europea dell’epoca, mostrando come un gioiello potesse fondersi con il movimento della mano.

È molto diverso dall’haath phool per stile e contesto. Mi piace inserirli entrambi in questa storia proprio per questo: ci fanno vedere quante possibilità può avere una forma che segue la mano, senza dover attribuire a tutti i gioielli lo stesso significato.


Perché lo chiamiamo baciamano?

In inglese si incontrano nomi come hand chain e hand harness, che descrivono la struttura del gioiello. Haath phool evoca invece l’immagine del “fiore della mano” e appartiene a un preciso contesto culturale.

In italiano, baciamano è prima di tutto il nome di un gesto di saluto: portare o accostare alle labbra la mano di qualcuno come segno di cortesia o rispetto. Una possibile spiegazione del nome del gioiello è che richiami proprio quel gesto: la sua decorazione mette in risalto il dorso della mano, la parte che viene esposta quando la si porge.

È un collegamento suggestivo, ma non abbiamo fonti certe che ci dicano quando “baciamano” abbia iniziato a indicare il gioiello, né che confermino questa spiegazione del nome. Possiamo raccontarla come una possibilità, non come un fatto dimostrato.


Il significato che ho scelto per Mystical Elements

Un baciamano non ha avuto lo stesso significato in ogni luogo e in ogni epoca. Può essere un ornamento cerimoniale, esprimere prestigio o essere scelto semplicemente per la bellezza della sua forma.

Per me, però, quella forma suggerisce anche un’altra lettura: un collegamento tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo. Dal polso alle dita, il gioiello segue la mano mentre agisce.

Quando io e Giorgia abbiamo iniziato a immaginare Mystical Elements, volevo creare qualcosa che potesse essere un’ancora durante la lettura dei Tarocchi. Un gioiello presente sulla mano mentre mescoli, disponi e scopri le carte; un piccolo riferimento concreto a cui tornare con lo sguardo e con l’attenzione.

Non penso che un baciamano possa leggere le carte al posto tuo o garantirti protezione. Il suo valore, per me, sta nell’intenzione con cui lo scegli e nel significato che gli dai. Per questo ho lavorato sugli abbinamenti e sulle perline dei quattro elementi: perché ogni versione potesse accompagnare un modo diverso di riconoscersi.

È questo che cerco di fare con i gioielli di Amethria: non chiederti soltanto “ti piace?”, ma aiutarti a trovare un pezzo che abbia senso per il momento che stai vivendo.

Se questa storia ti ha incuriosita, continua a seguire Mystical Elements: presto ti racconteremo come io e Giorgia abbiamo dato forma ai quattro elementi.

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