Lapislazzuli: la polvere di stelle che costava più dell'oro

Lapislazzuli: la polvere di stelle che costava più dell'oro

Federica Prone
3 min di lettura

Non mi sentivo all'altezza.

Ho aspettato anni prima di incastonare il mio primo lapislazzuli. Per chi, come me, ha studiato Arte e Conservazione dei Beni Culturali, questa pietra non è un semplice minerale: è un mito. 

 

Una roccia, non un minerale

Se vogliamo fare i precisini, tecnicamente, il lapislazzuli è una roccia metamorfica complessa.

A differenza di altre gemme, è un aggregato di diversi minerali: la lazurite, che ne dona il blu magnetico, la calcite, che crea le venature bianche, e la pirite. Sono proprio le intrusioni dorate di pirite a generare quello scintillio che ricorda un cielo notturno. Ma "volgarmente" possiamo continuare a chiamarlo cristallo.

 

Il tesoro delle montagne proibite: dalla Mesopotamia all'Antico Egitto

La storia del lapislazzuli inizia oltre 7000 anni fa nelle montagne del Badakhshan, nell'attuale Afghanistan. Questa è una terra desolata, spoglia di vegetazione e caratterizzata da vette estreme, dove le pareti rocciose sono costellate da burroni insidiosi e dove a nessuno verrebbe voglia di mettere piede. Eppure, l'uomo sfida da millenni questi luoghi per cercare una sola cosa: questo tesoro che ricorda il cielo stellato.

La miniera di Sar-i Sang, situata proprio nel Badakhshan, risale probabilmente alla preistoria ed è stata la principale fonte di lapislazzuli del mondo antico. Da qui partivano le carovane mercantili che trasportavano il prezioso carico attraverso la Battriana, verso le grandi città di Greci, Indiani, Egizi, Mesopotamici e Persiani.

Montagne del Badakhshan, Afghanistan
Montagne del Badakhshan, Afghanistan

 

L'estrazione a Sar-i Sang è così antica che gioielli in lapislazzuli sono stati rinvenuti persino nelle tombe del popolo Mehrgarh (insediamento neolitico nel Pakistan sud-occidentale) risalenti a oltre 6500 anni fa.  Monili che testimoniano la lavorazione locale di conchiglie, osso e pietre dure quali il lapislazzuli e la turchese.

In Egitto, la gemma arrivò in epoca predinastica, diventando centrale a partire dalla Prima Dinastia (ca. 3100–2900 a.C.). Gli Egizi lo usavano per gioielli, intarsi, preparati medicinali e persino cosmetici. Il manufatto più celebre al mondo, la maschera funeraria di Tutankhamon, lo vede protagonista: il lapislazzuli fu scelto per tracciare l'eyeliner del faraone, riproducendo il trucco cerimoniale indossato dall'élite.

Maschera funeraria di Tutankhamon con lapislazzuli
Maschera funeraria di Tutankhamon

 

Il costo della Bellezza: un pigmento a peso d'oro

Da lapislazzuli si ricava il Blu Oltremare, pigmento che ha influenzato la storia dell'arte non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo costo proibitivo, stellare. Si trattava di un colore letteralmente pagato a peso d'oro.

Quando i pittori del passato preventivavano i costi per i loro committenti, l'uso dell'Oltremare era una voce a parte: era il cliente stesso a decidere quanti grammi di pigmento utilizzare.

Un'innovazione fondamentale arrivò nel XV secolo grazie a Cennino Cennini. Nel suo Libro dell'Arte (1437), documentò un processo laborioso, oserei dire folle, che poteva durare mesi: dopo la macinatura, la polvere veniva impastata con resine, oli e cera fusa, poi lavata ripetutamente per separare la lazurite pura dalle impurità della pirite. Per questo motivo, l'Oltremare era riservato solo alle figure più sacre, come il mantello della Vergine Maria, o alla profondità dei cieli. Solo nel 1828, con l'invenzione dell'oltremare sintetico, questo colore smise di essere un privilegio per pochi.

Cappella degli Scrovegni, Padova, affreschi con blu oltremare
Cappella degli Scrovegni, Padova

 

Dal mito al mio laboratorio

Incastonare questo primo pezzo in lapislazzuli non è stato solo un esercizio di tecnica, ma un atto di rispetto verso millenni di storia e verso quei maestri che hanno amato questo blu infinito.

In un certo senso, con la tecnica del wire wrapping, faccio il percorso inverso rispetto agli antichi pittori: non frantumo la pietra per farne colore, ma la proteggo e la incornicio per preservarne l'integrità. È il mio modo per portare un frammento di quella bellezza eterna fuori dai libri e dai musei, trasformandola in qualcosa da indossare e vivere quotidianamente.

Collana in lapislazzuli wire wrapping Amethria

Se vuoi accogliere nella tua vita questo frammento di storia, la collana in lapislazzuli sarà disponibile nello shop questo venerdì alle 18:00.

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